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Scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto. (Italo Calvino)

Nuda – di icarothelight

Scendeva la sera sull’erba del vialetto che conduceva Luigi verso casa e s’adagiava su ciò che rimaneva dei suoi 82 anni. Di giorno in giorno la luce che ne aveva illuminato il passo si affievoliva, come un fiammifero acceso soffiato dal suo stesso respiro.
I suoi pensieri erano tutti dedicati alla cena che di lì a poco avrebbe preparato. Non aveva nessuna intenzione di cucinare. Il caldo della giornata era ancora lì a ricordargli che luglio, quell’anno, aveva denti ben affilati. Pensò che un panino con olio, sale e pomodoro ben strofinato sulla mollica, potesse essere la scelta da benedire e sorrise compiaciuto, pregustando quel sapore che così tanto lo riportava indietro nel tempo. Un ramo lo salutò con una carezza, lui rispose sgarbatamente allontanando il fastidio. Ci vedeva poco ultimamente e gli capitava spesso d’accorgersi degli ostacoli più assurdi solo all’ultimo momento. Era ancora a circa metà strada quando s’accorse della farfalla che l’osservava su un filo d’erba. La sua bellezza era abbagliante. Le tonalità di verde smeraldo con il nero, l’arcobaleno sulle ali posteriori, lasciavano poco spazio all’immaginazione. La riconobbe subito, era la Chrysiridia riphearia, una delle farfalle più belle al mondo nonché tra le più rare. La sua presenza lo fece dubitare ancora una volta della bontà della sua vista. Sapeva, come appassionato, che quella specie era stata avvistata principalmente in Africa e talvolta in alcune regioni tropicali dell’America. Che ci facesse lì, in Calabria, gli sfuggiva completamente. Le si avvicinò ed i suoi dubbi svanirono. Era proprio lei!
L’insetto si sollevò in aria e dopo qualche secondo si avviò in un sentiero che mai prima d’allora Luigi aveva notato. Una sorta di strettoia che portava dopo qualche metro nel grande bosco del parco della Sila. La farfalla si fermò e rimase ad osservarlo, come ad invitarlo a seguirla. Luigi non ci pensò due volte e s’incamminò.

La passeggiata durava ormai da un quarto d’ora ed il fiato cominciava a dare chiari segnali, quando l’insetto si posò su una viola e finalmente rimase immobile.
“Perché volevi venissi fin qua?” gli domandò assurdamente, prendendo fiato. L’ultimo sorriso del sole l’accarezzò. La temperatura, seppur lentamente, cominciava a scendere. L’animale si mosse nuovamente e scomparve poco dopo come inghiottito dal terreno. Luigi fece qualche passo nella sua direzione e quello che scoprì per poco non gli accelerò il treno verso l’altro mondo. C’era un fosso profondo diversi metri dov’era scomparsa la farfalla… e dentro gli parve di vedere una donna. Completamente nuda. Sembrava addormentata o almeno questo era ciò che si augurava. Fece un passo indietro e scivolò nel terreno umido cadendo sulle natiche. “Oh Gesù!” borbottò piagnucolando.

C’è un tempo in cui lassù qualcuno decide che è l’ora di farci un regalo. Non a tutti succede la stessa cosa, ma è certo che ognuno di noi abbia la possibilità di assaporare il proprio jolly, prima o poi.
Fu quello che capitò a Luigi.
Vedovo da ormai 13 anni, la sua esistenza era ormai un inesorabile countdown verso il saluto definitivo. Le sue uniche gioie: giocare a carte con gli amici del paese, bere un buon bicchiere di Donnici (quanto amava il buon vino!) e la passione per le farfalle. Quello che gli accadde quel tardo pomeriggio gli riaccese la spia.
Provò a chiamare la donna ma non ebbe risposta. Sembrava avere circa 40 anni, sempre che i suoi occhi non facessero cilecca. Piuttosto magra, con lunghi capelli neri e ricci. Dalla sua posizione gli pareva di vedere qualcosa di strano sulla schiena. Sembravano ferite ma non ci avrebbe giurato. Pensò che era ora di andare a chiamare qualcuno. Un vecchio di 82 anni non le poteva essere certo di grande aiuto!

Cercò di correre il più veloce possibile verso il viale principale ma inciampò su un ramo secco e cadde rovinosamente. Tentò di rialzarsi ma scivolò sul terreno. Quindi s’incamminò con premura e fu colpito da un altro ramo. Cadde ancora una volta e quando si rialzò vide uno sciame di api sbarrargli la strada. Fu allora che capì: quel luogo non voleva che chiamasse aiuto, quello che stava succedendo doveva rimanere una cosa tra lui ed il bosco.

Passarono i giorni.
Luigi teneva nascosto il grande segreto. Non aveva raccontato nulla ai suoi amici paesani. Né a Zì Nzina, la panettiera a cui fingeva di fare la corte. Tutti i giorni si recava al fosso nel bosco. Portava alla donna ogni tipo di frutta: era l’unica cosa che mangiasse, ci aveva provato con il pane o con la carne… ma nulla era cambiato.
E poi, c’era un momento solenne in quell’universo, un rituale che lo riempiva di felicità e vita. Accadeva subito dopo averle dato da mangiare: lei si alzava, lo osservava senza dire alcuna parola ed aspettava che le versasse dell’acqua addosso. Inarcava la schiena ed alzava le mani come a non voler sprecare quella pioggia “magica”. E lui lo faceva, godendo della vista del suo incantevole corpo nudo. Le osservava ogni centimetro di pelle ed ormai aveva ben chiaro cosa fossero i segni sulle spalle, per quanto folle potesse sembrare la sua idea.
La donna pareva non avere un‘età ben definita. Non parlava mai e aveva un numero ridotto di espressioni. Ogni tanto sorrideva e, quando lo faceva, colmava il cuore di Luigi di una felicità assoluta, impossibile da spiegare. Lui aveva ormai rinunciato a capire cosa gli stesse accadendo, forse il paradiso,forse stava impazzendo lentamente… ma sapeva benissimo di essere ancora vivo. Ed era l’unica cosa importante. Aveva accettato di godere di quell’immensa felicità senza farsi domande e così i giorni passarono. E come tutte le cose, belle o brutte che siano, un giorno finì.

L’autunno non fu particolarmente freddo quell’anno. Novembre non aveva ancora mostrato i denti e stava già scivolando via. Non che a Zagarise, di solito fosse particolarmente incisivo, a dirla tutta. Quel paesino pareva godere di una particolare immunità al freddo.
Luigi se ne stava ad osservare dalla finestra i colori della stagione. Gli accadeva sempre più spesso ultimamente. Ripensava agli splendidi giorni d’estate con Nura (così aveva chiamato la sua adorata donna del bosco) ed al giorno in cui non l’aveva più trovata, quando a fine agosto nel fosso non c’era più ed era ricomparsa la Chrysiridia riphearia. Ricordava perfettamente di come la farfalla si fosse rivelata d’improvviso posandosi sulla sua spalla. Lui se l’era portata a casa e da quel giorno non l’aveva più abbandonato.
Si voltò ad osservare l’animale. Le sorrise. Per un attimo la giornata si scurì ed un pesante velo buio oscurò la stanza. Luigi morse il pane che sapeva di gioventù. Olio, sale e pomodoro. Come glielo preparava sua mamma. Rise, stavolta con convinzione. Alzò il dito: “Nura vieni qui” ordinò con un filo di voce. La farfalla gli si posò sul polpastrello. Fu allora che finalmente Luigi riuscì a piangere. Gocce di pianto che caddero una dopo l’altra e baciarono la sua amata. Lei alzò le zampette, s’inarcò e chiese ancora lacrime al suo amore, ritornando magicamente a quei giorni nel fosso… al loro momento speciale.
Il buio s’inchinò ad un raggio di sole improvviso. Un colore inedito li abbracciò ed entrambi si persero, per una volta ancora, tra gli indimenticabili profumi del bosco.

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