UniVersi

Scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto. (Italo Calvino)

Di felicità si può anche morire – di icarothelight

PRIMO TEMPO
“Prendi fiato e cerca di ripetere bene tutto!”
“ Ma-Marco non e’ colpa mia… te l’ho detto… e’ che non lo trovo più non so come sia accaduto, m-m-ma non…”
“Vaffanculo, cazzo! Cazzo! Lo sai cosa succede appena arrivo vero? Lo sai!? Se non troviamo quel dannato biglietto, ti affetto con le mie stesse mani! Quant’e’ vero Iddio!”
“M-M-Marco… mi spiace”
Click.

SECONDO TEMPO
Dario rimase con la cornetta del telefono in mano per qualche secondo. Il silenzio dopo tutto quel vociare, non lo sollevava affatto. Stava solo a significare che aveva ancora solo qualche minuto. Doveva trovare il biglietto della lotteria altrimenti Marco l’avrebbe fatto fuori. Di questo era più che consapevole!
Avevano fatto il botto questa volta. Il primo premio: 500 mila euro a testa! E dire che aveva fatto tutto per bene: solo tre giorni prima si era recato alla ricevitoria più vicina ed aveva comprato due biglietti. Incredibilmente uno si era rivelato quello della svolta. Erano sempre stati dei poveracci, criminali da quattro soldi che in qualche maniera erano riusciti sempre a cavarsela, finalmente adesso avrebbero trovato una nuova vita. Sempre che lui ritrovasse…
Si guardò ancora intorno. Come aveva potuto perderlo? Cercò per l’ennesima volta in ogni angolo della stanza, ma il risultato fu lo stesso. Poco dopo finì per piangere. Qualche minuto più tardi aprì la finestra e guardò giù. Non soffiava un filo di vento, una giornata limpida in pieno giugno. Si alzò sul davanzale e contò fino a due. Al tre si lasciò andare.

TERZO TEMPO
Gianluca, camminava con la mani in tasca, contando i propri passi. Aveva finalmente lasciato Laura. E mai nella sua vita aveva usato meglio la propria testa. Era una relazione al capolinea da circa un anno del resto. La poveretta sembrava non averla presa poi troppo male. E a dirla tutta gli era parso strano. Che quella stronzetta se la facesse già con un altro? Beh poco gli importava. Lui era tornato un uomo libero e questo gli bastava!
“ Mi scusi, amico, avrebbe qualche moneta? Sono un po’ in difficoltà ultimamente…”
L’uomo che gli sorrise, non poteva aver superato i quaranta. Pareva piuttosto malandato, i radi capelli non incontravano shampoo da troppo tempo. Anche l’odore che emanava in genere era ben poco sopportabile.
“Mi spiace, amico, hai trovato la persona sbagliata, nel giorno sbagliato!” gli rispose, stringendo a sè la borsa a tracolla, augurandosi che la discussione finisse lì. L’altro gli sorrise, mostrandogli denti cariati e voragini: “Mi sa che la giornata e’ sbagliata” gli confermò “ma la persona… quella e’ giustissima! Dammi la borsa, stronzo!”
Un coltello comparì improvvisamente e si fermò a pochi centimetri dal ventre di Gianluca.

QUARTO TEMPO
La donna delle pulizie si chiamava Dolores. Un nome del cazzo a dirla tutta, ma se n’era fatta una ragione, su questo non c’era nulla da dire e se l’aveste conosciuta, avreste confermato. Arrivò alla numero 23 dopo aver pulito la 22 (la matematica era il suo forte!). Bussò una due tre volte. Nessuno rispose e quindi come gli avevano insegnato da ormai 18 anni, entrò. C’era una gran confusione dentro la stanza. Probabilmente i signori che l’abitavano si stavano ingozzando della colazione a buffet di sotto. Pulì tutto molto in fretta e fu quando entrò in bagno che notò qualcosa. Si avvicinò al gabinetto ed osservò meglio: proprio in fondo, vicino allo scarico, gli parve di vedere il lembo di un pezzo di carta o forse di una banconota. Non gli passò in mente certo che potesse essere un biglietto della lotteria.

QUINTO TEMPO
“Allora! Ti ho convinto adesso?”
L’uomo puzzolente lo guardava compiaciuto, mentre le gambe di Gianluca cominciavano a tremare. Non avrebbe mollato la borsa così facilmente. No di certo! Non con quello che c’era dentro!

Ma si sentiva con le
spalle al muro… sollevò il viso al cielo sperando in chissà quale miracolo e la sua faccia disegnò un’ espressione talmente assurda che costrinse l’uomo-puzzola a cercare di capire quale ne fosse il motivo. Ma non ne ebbe il tempo. Un uomo lo investì dall’alto, uccidendolo sul colpo. Settantadue chilogrammi
di Dario per l’esattezza. Gianluca osservò la scena per pochi secondi poi senza pensarci troppo… rovistò nelle tasche di Dario e vi trovò il portafoglio con settantadue euro, che fu ben felice d’intascarsi. Passò al
setaccio anche la puzzola, che si rivelò al verde. Con un gesto di stizza corse via, guardandosi in giro. Nessuno pareva interessato alla sua corsa. Di li a pochissimo, molti curiosi si sarebbero invece fermati a prestare soccorso ai due uomini che aveva da poco abbandonato.

SESTO TEMPO
Marco stava impazzendo. Quel cazzone di Dario non rispondeva più al telefono. Quel minorato diceva di aver perso il biglietto!… Già diceva… per un attimo si chiese se fosse possibile che se la fosse svignata. Che gli avesse raccontato la frottola di averlo perso per mettergliela in quel posto? Ne ebbe un po’ di sollievo. Magari fosse stato cosi! L’avrebbe scovato in fretta e recuperato il biglietto senza più dover dividere con quell’idiota. Purtroppo sapeva benissimo che non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Dario quel biglietto l’aveva perso per davvero. Accelerò ancora e batté un pugno sul volante della vecchia Golf di cui era alla guida. Fu così che il nervosismo non gli permise di vedere il semaforo rosso. Continuò la corsa ignaro, mentre dalla strada gli spuntò improvvisamente un uomo in piena corsa. Non riuscì neanche a frenare. Lo prese in pieno, scaraventandolo dall’altro lato della strada.
Arrestò la macchina urlando parole incomprensibili.
Ci mancava solo questo, cazzo.
L’uomo steso per terra non si muoveva e teneva stretto tra le mani una borsa a tracolla, quasi fosse più importante della vita stessa. Si guardò velocemente intorno. La strada era deserta.
Probabile che qualcuno avesse visto qualcosa? Sì probabile, ma non ci pensò troppo. Mise la prima e sfrecciò verso l’albergo, Dario ed il suo dannato biglietto della lotteria.
Arrivò all’albergo poco dopo. Una folla di persone si era radunata dalle parti dell’ingresso. Sembrava fosse accaduto qualcosa. Ma nulla gli importava. Scese dalla macchina e in un lampo si trovò nella reception, dove non s’accorse della totale assenza del personale. Prese l’ascensore ed si diresse verso la stanza 23.
Entrò in fretta e furia urlando il nome di Dario a tutta voce. Per risposta ricevette una specie di lamento provenire dal bagno. Aprì la porta socchiusa e vide una donna in ginocchio di fronte al gabinetto. Gli parve una scena surreale. Come scritta in un copione di qualche anno prima, per certe rappresentazioni teatrali che non facevano più ridere.
“E tu chi cazzo sei?” Le domandò con strana rilassatezza.
“Mi aiuti signore m’e’ rimasto il braccio incastrato! Non riesco più a liberarmi!”
“Ma fottiti” fu la sua risposta. Poi realizzò che il suo amico non era nella stanza.
Davvero quell’invertebrato gliel’aveva messo in quel posto ed era scappato con il biglietto vincente? L’ira gli montò addosso e per poco non sparò diritto alla vecchia incastrata, solo per sfogarsi. Dopo aver cercato e ricercato nella stanza si dovette rassegnare… uscì dall’albergo e alcuni uomini in divisa lo fermarono appena prima che entrasse in macchina.
“C’è stato un incidente non lontano da qui… un uomo è morto ed un automobilista è scappato” gli dissero.

SETTIMO E ULTIMO TEMPO
Dario era ancora vivo. Se ne rese conto quando si svegliò nell’ambulanza. Il suo volo aveva incontrato un imprevisto a quanto pareva. Non ricordava molto ne’ di ciò che era successo, ne’ della sua stessa vita. “Sbottonagli per bene la camicia, slacciagli i pantaloni e togligli le scarpe… Deve stare più comodo possibile, ha fatto un gran brutto volo…”
La donna che parlava era un’infermiera di circa trent’anni. Una bella ragazza che l’osservava e dava
direttive ad un altro uomo.
La testa di Dario pareva la giostra di un luna park. Un senso di leggerezza lo investì ripetutamente. Perse nuovamente i sensi di lì a poco.

“Che diavolo e’?” chiese l’infermiere.
“Che diavolo e’ cosa?” Gli rispose la bella donna sui trenta.
“Questo!” Gli rivelò l’uomo. “L’ho trovato dentro una scarpa del mancato suicida.”
“Mi pare chiaro cosa sia, mettiglielo in tasca, non è roba nostra…” Gli ordinò.
L’uomo eseguì l’ordine un po’ controvoglia.

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