L’imbarco
L’aeroporto di Madrid brulicava di gente che si ritrovava a dover fare i conti con quella strana legge fisica che permetteva di alzare in cielo e far
librare in aria tonnellate di materiali vari mischiate a corpi umani con i loro sentimenti.
Sentimenti che a volte pesavano più delle stesse persone.
Ma stavolta il clima che si respirava all’imbarco del volo verso New York era leggero; motivo in più per vincere la forza di gravità.
Il destino o il creatore li aveva riuniti lì come in un disegno divino.
In questo momento stava arrivando un calciatore famoso attorniato da reporter vari.
“Vai che sale con noi” disse Alex.
“Almeno in viaggio di nozze non puoi spegnerti con il calcio?”rispose Raffaella.
Molti di loro arrivavano fortemente segnati da esperienze piuttosto pesanti.
Come questa coppietta portoghese.
“Partire è un po’ morire” disse Ricardo superando il metal detector.
“E noi la morte l’abbiamo vista in faccia eh?”fece eco la sua compagna.
O questa ragazza sudamericana mano nella mano con il suo ragazzo (attaccatissimo al suo portatile) che tornava nel suo paese a far conoscere il compagno conosciuto in Europa.
“Ti piacerà vedrai”disse lei.
“Guarda che ne ho visti tanti di bei posti Que”rispose lui sorridendo alle hostess che gli davano il benvenuto a bordo.
Poi ancora un signore dallo sguardo spento che quasi si scontrava con un non-vedente che stava entrando con il suo bastone bianco. Inquietante a fine coda si
aggiungeva un signore che aveva l’aria di una spia internazionale o forse un investigatore privato.
Il volo
La trasvolata oceanica procedeva a buon ritmo, la felicità dei presenti era palese nell’aria e nulla lasciava presagire il loro futuro immediato.
Contentissimo poi il pilota dell’aereo conscio del forte ruolo che rappresentava… si voleva divertire e sull’oceano a circa meta volo iniziò.
Invitò a brindare al suo primo volo da comandante le hostess e il suo seconda pilota e li fece addormentare tutti con del potente sonnifero; poi chiuse ogni
collegamento radio e fece il suo ingresso nell’area passeggeri.
“Voi credete in Dio?” disse ad alta voce Alessandro il comandante dell’aereo. Nessuna risposta, solo sbigottimento generale.
“Ho detto – pausa – Voi credete in Dio?”ribadì urlando. Mormorii vari si susseguivano tra le persone, se non fosse stato il comandante, avrebbero chiesto di zittirlo e non disturbare ma in questo caso la situazione risultava imbarazzante.
“C’e’ qualche problema nel volo?”disse qualcuno impaurito.
“Mi fa paura” disse un altro.
“Ebbene io dico che il vostro creatore esiste e vuole farvelo sapere; non abbiate paura e non temete, lui è qui con noi anche in questo momento”.
“Non me ne frega niente”disse il tipo dallo sguardo spento e poi aggiunse “e se veramente esiste è maligno come la vita e il dolore che mi ha dato”.
“Bisogna saper accettare il proprio ruolo nella vita nel bene e nel male”rispose il comandante.
“Basta farneticare”arrivò una voce”dicci cosa vuoi e dove vuoi arrivare”.
“Io sono l’inviato del creatore e lui vuole la vostra felicità; io sono il mezzo con il quale lui comunica con voi”.
“Allora io sono felice se torni a pilotare… e poi non vedo più in giro le hostess, dove sono?”s’intuì tra la gente.
Il brusio cresceva e la situazione prima idilliaca ora trapelava ansia; molti si stavano alzando, altri si consultavano con stupore, altri avevano solo
paura; qualcuno di nascosto provava a telefonare a casa.
Il figlio del creatore decise che era ora di dare una svolta.
“Qua non prende nessun cellulare e non provate a farmi del male perché il Suo volere non è questo; ora fermerò l’aereo in volo a mezz’aria”.
L’aereo fermò i motori e rimase immobile nell’aria senza cadere.
La gente stupita iniziò a credere, i più fedeli si misero a piangere e a pregare… qualche scettico sbigottito provò a ribattere.
“Sei un buon illusionista ma non ho capito cosa vuoi da noi?”
“Felicità ha detto mio padre, siate felici”.
“E come possiamo essere felici su un aereo fermo in aria in pieno oceano?”chiese la folla.
“Dovete credere ed io vi darò la vita eterna”.
“Signore, ci dia un’altra prova della tua potenza e convincerà tutti”.
“Anche più di una, vi farò sognare e sarà il sogno più bello che abbiate mai fatto, sarete felici, realizzati e durerà in eterno”.
Poi disse “Ora sia fatta la sua volontà”.
E il silenzio calò su quell’aereo, rimase lui solo sveglio a contemplare l’onnipotenza di suo padre compiacendosi non poco.
“Così ho fatto il tuo volere. Questo volo non finirà mai, non arriverà mai a destinazione se non per il tuo volere, ora posso sparire con loro ma tu
ricordati di me”.
Ho voluto che le mie creature potessero morire felici, dopo averle usate a mio piacimento per interpretare quello che le mie idee scaturivano di UniVerso in UniVerso.
Come promesso a te invece figlio mio, risorgerai in un altro racconto, se il mio creatore mi darà la possibilità di scriverne ancora.
Loro, il frutto dei miei pensieri svaniranno per sempre al termine di questo UniVerso.Ora.