Quando arrestò la macchina pioveva di una pioggia leggera, e i lampioni già accesi piegavano i riflessi sulla stoffa del sedile. Accese una sigaretta e sputò il fumo e un respiro di stanchezza assieme, poi prese il cappello ch´era sul cruscotto, e salì. La voce di Manlio suonava lontana nella spirale delle scale, ogni tanto qualche risata greve fuggiva dalla porta che all´ultimo piano era stata lasciata aperta.
“S´è deciso a fare inverno” disse appena fu dentro, con le scarpe che firmavano il pavimento d´acqua, il sigaro di Manlio emanava odore acre. Nel salone, subito di lato alla porta alcuni volti sconosciuti discorrevano animatamente nella nebbia del fumo.
“Sempre a lamentarti stai, molla quella giacca e vieni a sederti” disse Manlio, e ogni parola
sapeva di sigaro. Quando notò con più attenzione gli ospiti vide che non erano solo sconosciuti, Paola e Aldo comparsero ridendo dalla sala vicina.
“Oh, chi c´è!” disse Paola, e dopo essersi salutati venne presentato agli altri che se la ridevano e si punzecchiavano l´un l´altro. “Qui si parla di politica signor Manlio, sa con gli ultimi fatti ce n´è d´argomenti per scannarsi”disse a metà fra la stanchezza e l´entusiasmo.
“Preferisco sempre i vecchi argomenti per scannarmi. Ma diamoci pure del tu, detesto le formalità”
“Sebastiano non conta, lui è un artista” fece Manlio spezzando la conversazione mentre di scatto si sedeva sul divano, aveva un sorriso che non capì se d´ammirazione o di circostanza
“E tu che saresti?” esclamò Paola
“Io dipingo” disse netto Manlio.
Paola aveva ricci simili a grappoli d´uva che le scendevano sul viso, e ne spezzavano la geometria.
Sebastiano si chiedeva se fosse il solo a notarlo. Non la bellezza, quella la vedono tutti, diceva, ma quelle linee, quei contrasti, tutta quella natura in Paola era qualcosa di diverso dall´ordinario.
La mattina fu dura alzarsi. Dalla politica s´era passati all´arte e uno diceva “l´arte è la più
grande bugia dell´uomo, dove si rifugia quando la vita di tutti i giorni lo scontenta; io adoro l´arte, s´intende, ma, è così”, “E´ che tu non hai mai vissuto l´arte veramente” rispondeva invece Paola.
Uscito dalla doccia si mise dinanzi allo specchio. Un mosaico di gocce giaceva sul suo corpo, alcune scendevano rapide e si perdevano lungo di sé, altre cadevano nell´indefinito. O così gli pareva. Oggi la vita gli sembrava semplice e bella come una donna stesa in un prato. S´era parlato con Paola e Manlio, tra le altre cose, di andare al fiume, e per Trastevere e di mangiare lì o per le vie, spiati dal sole che mezzo sta tra i vicoli. Mentre attraversava Roma in macchina ripensava alle parole di Manlio sull´arte, e sul fatto che lui diceva d´essere solo un pittore. La gente per strada, sui ponti, nelle macchine sembrava quella che bloccava nelle tele.
Passarono la giornata senza impegno, tra le vie di Roma. Il più del caldo era finito, e c´era un´aria simile a quella degli intervalli nei cinema e nei teatri. Stavano stesi vicino al Tevere e si parlava di andare al mare, Manlio proponeva la montagna. Aveva una casa ch´era libera, e in poco tempo ci si sarebbe arrivati. Sebastiano era evidentemente assente dalla conversazione. Guardava la scena come si guarda uno specchio. Le parole scivolavano come le gocce d´acqua di parecchie ore fa.
Lo investì un forte desiderio di solitudine, di vera solitudine. Perché la brutta solitudine è
quella di quando si sta in compagnia, e le risate e i gesti sempre troppo sbagliati le fanno da contorno.Di quando l´aria è tirata su e traballa come il palco d´un teatro. Di quando le facce e i movimenti paiono le ombre della notte, inafferrabili ma presenti, eppure solo buio nel buio.
Proprio quando aveva trovato le forze per prendere commiato, fu risucchiato nell´entusiasmo dei due, e presto si ritrovò nel finestrino a sfogliare il panorama con gli occhi. La radio passava buona musica, così il tragitto trascorse pressoché in un condiviso silenzio. Ogni tanto qualche battuta, qualche schiamazzo ma c´era una sorta di stanchezza nell´aria che invogliava a non parlare.
Manlio disse che avrebbero trascorso la serata con Lino e i suoi amici, avevano scelto il mare alla fine, e che se volevano potevano dormire lì, “anche perché, se guido io dopo una serata, chissà in quale landa ci ritrovano”
“Se, ci ritrovano”
Nel frastuono della compagnia una cosa era certa. Che la cosa peggiore era cercare di capire, cercare di pensare. Come mangiare una noce di cocco in un´isola deserta, senza chiedersi perché, la mente vuota come l´orizzonte. Siamo bestie, infondo, no?
Quando fu notte scesero in spiaggia a guardare le stelle. Queste cose piacciono alle donne, si sa. E piacciono anche agli uomini, diceva Sebastiano, solo che non possono dirlo. Nacque una discussione che si finì sentenziando che le donne al volante sono come gli uomini in cucina. Uno col baffo folto e le basette ribatté che i migliori chef sono uomini. Le ragazze stroncarono il tutto accusando i ragazzi di discorsi sessisti. Manlio se la rideva di gusto. Sebastiano fumando sorrideva, più per gli altri, per le loro espressioni e i loro gesti che per i discorsi e le parole. L´alcool scorreva nelle vene e nei corpi come un surrogato di sintetiche emozioni. Le labbra carnose e colorate delle ragazze, visibili a strappi tra la luce del fuoco, si attaccavano alle bottiglie e sembravano baciarle bevendo.
Cosa cambiava tra loro, loro tutti, egli compreso, e dei bambini? Gli sembrava di stare ancora in sella al cavalluccio e girare freneticamente con la giostra, ubriacando gli occhi di immagini veloci, troppo veloci, immediate, confuse. Ora giravano tutti senza motivo, divertiti o annoiati che fossero, perfino tristi o felici non cambiava. Ognuno sul suo cavallo, giocava.
La mattina presto quando fu sveglio sentì un grosso mal di testa, come se mille donne danzassero nella sua testa. Levò lo sguardo dal cielo alla spiaggia, e vide tutte le facce della sera prima chiuse nel sonno. Intorno bottiglie ammucchiate, alcuni vestiti abbandonati, pacchi di sigarette e una radio. Sembrava proprio di osservare la giostra del suo paese, la mattina presto, ancora svestita nella sua cruda e ferma realtà. A vederla così, era tutto diverso. Se n´era accorto pure dabimbo. Colmo di malinconia osservava la scena, tenendosi le tempie che pulsavano. I corpi tutt´intorno parevano morti.