- Una bolognese nuda
- Sicuro? Non è certo delle più maneggevoli
- Lo so. Ma è l’ideale per il posto che ho visto. E poi ho bisogno di farmela sistemare come dico io, con gli spazi giusti, altrimenti non mi ci ritrovo
- Non ci sono problemi. Finita e tutto saremo intorno ai quattrocento euro
- Si si, perfetto, come eravamo rimasti d’accordo
Luigi era uscito dal locale con un sorriso disegnato da parte a parte del viso. Il naso tozzo era rimasto sempre lo stesso ma gli occhi sopra di lui brillavano di una luce che sembrava paradisiaca. A breve avrebbe avuto tra le mani la sua bolognese, l’investimento più oneroso della sua carriera. Ma ci voleva, se veramente uno pensava di fare quel salto di qualità necessario per affrontare poi le competizioni.
Aveva 23 anni, terminato l’istituto tecnico aveva cominciato a lavorare sin da subito, con il padre, che faceva lavori di idraulica e simili. Era spesso in giro per i paesi vicini al suo e conosceva molto bene ogni sorta di trattoria e osteria della provincia da quella che con dieci euro ti riempiva di portate a quella dove un appuntamento galante avrebbe sicuramente avuto il finale che meritava. Finale che poi, spesso, era una notte e via; Luigi non gradiva troppo le relazioni fisse. Aveva bisogno di sentirsi libero di fare quello che voleva fare quando lo voleva fare. Già era costretto ai vincoli dell’orari di lavoro. Almeno il tempo libero preferiva gestirselo come meglio credeva opportuno.
Il padre, Giovanni, era il classico vecchio d’altri tempi. Aveva già 65 anni, continuava a lavorare solo per insegnare il mestiere a Luigi, suo secondo figlio, nonché “bastone della sua vecchiaia” come lo aveva soprannominato. Il primo figlio, Giancarlo, aveva da sempre preferito gli studi e, non appena si era presentata l’occasione, era partito per Londra alla ricerca del salto di carriera nel campo finanziario. Poi si era fidanzato, si era sposato e, da quel momento, si era accontentato di fare il proprio lavoro per mantenere la famiglia.
A nonno Giovanni mancava molto il nipotino. Lo aveva visto sei mesi prima, durante la primavera e poi qualche altra volta in foto. Continuava a lavorare ma in cuor suo non vedeva l’ora di fare il “nonno” a tempo pieno perché enorme era l’affetto che ancora aveva da dare. Voleva raccontare le sue storie, condividere le proprie passioni e, soprattutto, amava “forgiare” i giovani a sua immagine e somiglianza ossia lavoratori dalla faccia pulita, orgogliosi di addormentarsi con il pensiero di non aver fregato nessuno. Era un ex-missino, e tutte la qualità di questo pensiero le aveva acquisite. Anche i difetti e l’ottusità ma era il prezzo che si era costretti a pagare nel non voler accettare le dinamiche del mondo moderno.
…
- Ecco qui la sua bolo, le legature messe dove avevi chiesto. È ok no?
- Beh, direi perfetta. Fammi sentire un po’ il bilanciamento
- Prova, prova pure
…
- Wow…è perfetta, leggera e con un’azione notevole. Mi ci divertirò, ne sono certo
- Speriamo…per ogni altra cosa siamo qui
- Ecco i soldi
- Ed ecco qui, fodero, maglietta e cappellino omaggio
Il negoziante gli fece un occhiolino e Luigi uscì dal negozio felice come un bambino che a Natale ha appena scartato il regalo che più desiderava. L’indomani sarebbe stato il giorno del “test sul campo”, con il suo amico e compagno di avventure Dario. Doveva venire anche “nonno Giovanni” ma all’ultimo aveva rimandato preferendo stare in casa ad aiutare la moglie in alcune faccende domestiche.
“Meglio” penso malignamente Luigi. Il padre era un brav’uomo ma, nella pesca, era un testardo. È vero che praticava questa passione da parecchi anni, ma era altresì vero che, con le nuove tecnologie, non ci acchiappava più molto. Pescava all’antica e, con il mare di oggi, all’antica, ci si prendeva solo dei grandissimi cappotti.
…
- Dario, l’hai portato?
- Si. Tu hai portato la bolo nuova?
- Ovvio…è fantastica. Speriamo vada tutto per il meglio.
- Ma si…semmai passiamo una giornata insieme a farci due parole. Male non fa…
Era un ottimista Dario. Sembrava quasi venisse a pescare solo ed esclusivamente per staccarsi dal mondo. Luigi invece era da sempre un tipo competitivo. Sapeva che la pesca era uno sport di pazienza e, spesso, di insuccessi. Ma ci soffriva. Se non tirava su neanche un pesce gli sembrava quasi di aver perso solo del tempo.
- Guarda, guarda come fila!
- Spettacolare…vedrai che da oggi qualcosa lo tiriamo su per forza!
La luce paradisiaca dagli occhi di Luigi non si era più spenta. Quel pesce robot lo aveva entusiasmato ancora più della sua canna. E lo guardava con quegli occhi, non posso dimenticarlo. Furono gli stessi identici occhi che vidi non appena il mio corpo fu fuori dall’acqua.
Si, proprio così. Un pesce robot mi aveva fregato. Ero riuscito ad evitare ami, esche, guadini e ogni altra sorta di diavoleria nella mia vita. Ma quel pesce robot, così simile a me, m’ingannò. Cominciai a seguirlo e mi portò lì dove Dario e Luigi avevano preparato la trappola. Era pieno, pieno, pieno di cibo fresco ed ero certo che anche quel maledetto robot stesse mangiando. Invece, una di quelle larve era finta. Non feci in tempo ad accorgermene che subito qualcosa cominciò a tirarmi. Mi era già successo una volta ma ero riuscito a liberarmi, da giovane. Oggi non avevo più quella forza. Provai ugualmente a combattere ma, non appena mi accorsi che la forza del filo era troppa, rinunciai, per buona pace di Luigi che mi raccolse con il suo guadino e mi tirò su. Mentre boccheggiavo, Dario non perse l’occasione per fare una foto a me e al mio pescatore. Ero un pesce “da record”, ne ero consapevole. Ma quel maledetto Dario non poteva aspettare un minuto che mi sistemassi meglio?
Tutto quello che vi ho raccontato lo sentii in macchina, al viaggio di ritorno verso casa. Non così, ma a me piace romanzarlo e da sempre avevo sognato di poterlo scrivere.
E oggi ce l’ho fatta. Che soddisfazione! La stessa di Luigi con il pesce in canna, gli stessi occhi paradisiaci nel vedere quella sua bolognese nuda curvarsi senza lasciarmi scampo.
Infine i ringraziamenti, come in ogni buon discorso:
1) A Luigi, ragazzo comune che ha permesso al sottoscritto di emergere, in tutti i sensi della parola. Non solo. Ragazzo dal cuore d’oro che invece di cucinarmi in un forno mi ha accudito in un acquario per parecchio tempo.
2) A Domenico, altro amico di Luigi che, vedendomi nell’acquario ha deciso di parlare con me, di me. Io ho messo la “favella”, lui le mani, il computer e il suo indirizzo email.
3) A voi che ancora state tentando di capire cosa veramente avrei voluto dirvi.
Joe, il pesce fuor d’acqua.