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Scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto. (Italo Calvino)

Nuda – di Maurocap

I torrenti delle nostre montagne sono famosi perché nella loro corsa verso fondovalle compiono salti eccezionali tra le rocce, formano cascate assordanti e modellano la pietra ammorbidendone gli spigoli. Quando il turismo di massa si è diffuso la nostra piccola vallata ha saputo crearsi un nome tra gli appassionati di rafting, diving e tutte quelle altre bizzarre discipline dal nome anglofono che termina per ing. Eppure, nonostante le migliaia di visitatori, sono ancora in pochi a conoscere le piccole meraviglie dei corsi d’acqua più piccoli: poco appariscenti, troppo ripidi, lontani dai sentieri più battuti. Nei millenni alcuni di essi hanno scavato delle profondissime pozze in cui fare il bagno è una delizia, luoghi appartati immersi nel verde o tra dirupi mozzafiato che solo noi del posto frequentiamo. Spesso hanno nomi bizzarri, come la pentola del gigante, o divertenti, come la sputacchiera.
Io ero al pozzo dell’orco quando la vidi.
Nessuno ci va mai lassù perché è una delle più lontane e pericolose. È così profonda che l’acqua, seppur limpida, assume una tonalità scurissima e molti incauti vi sono annegati. Ma io adoravo quel posto.
Stavo scendendo l’ultimo tratto di sentiero con la mente concentrata solo sul premio alla faticaccia di arrampicarmi lassù in una giornata così calda: un tuffo nelle acque purissime del pozzo. Non c’è spiaggia, solo un breve tratto di roccia sotto una spanna d’acqua e poi il baratro sommerso di cui nessuno ha mai visto il fondo. Mi cambiai con attenzione, lasciai tutto accanto allo zainetto e saggiai la temperatura con i piedi.
Era gelida… E magnifica.
Con un brivido dovetti arretrate e non potei fare a meno di ridere.
Mi guardai intorno.
Nessuno.
Era pomeriggio inoltrato, un giorno lavorativo. Che qualcuno venisse lassù era alquanto improbabile.
Mi spogliai del tutto.
Che follia… Ma fare il bagno nudi è tutta un’altra esperienza, mi era sempre piaciuto.
Proprio in quel momento mi accorsi che una sagoma chiara era apparsa al centro del pozzo. Per lo stupore non ebbi la prontezza di coprirmi con l’asciugamano e me ne restai lì in piedi, stupidamente. Nuotò sott’acqua verso di me, sinuosa, arrivò sul bordo ed emerse fino alle spalle appoggiandosi al bordo.
Per un istante eterno mi fissò con i suoi solitari occhi azzurri.
Balzò fuori dell’acqua con una spinta.
Era nuda anche lei. Spalle perfette da nuotatrice, fianchi che avrebbero fatto impazzire qualunque uomo e seni piccoli ma ben modellati, cosparsi di goccioline. La guardai, la ammirai, la bramai perché era la più bella donna che avessi mai visto.
Mi venne incontro a passo lento ancheggiando in modo naturale, non lo faceva intenzionalmente, era sensuale di natura. Si fermò un passo da me proprio per lasciarsi guardare e io mossi i miei occhi rapiti su e giù per le sue forme: il collo, le labbra, il ventre piatto, la pelle ancora intirizzita su cui colavano rivoli d’acqua sorgiva.
Stavo per fuggire. Era troppo per me… Troppo.
Ma lei mi prese le mani nelle sue e mi tenne le braccia larghe. Sollevò leggermente il petto e sorrise, apertamente. E io cedetti di schianto.
Fece quell’ultimo passo in avanti colmando la distanza che ci separava. Il contatto tra suo corpo ancora freddo per la nuotata e il mio bollente per il caldo e la lunga camminata mi sconvolse, fu la sensazione più eccitante della mia vita. Mi baciò, labbra fresche come il torrente, mi accarezzò, inesperta come me eppure altrettanto vorace, e per ore mi abbandonai a lei scordandomi il resto del mondo.
Quando il sole tramontò dietro le montagne lei disse le sue prime parole.
«Sei stata la prima e sarai anche l’ultima. Non ci sarà mai un’altra dopo di te.»
Non la vidi mai più.

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